10 marzo 2021

Rebranding, cambiare non è demolire il passato, ma farlo evolvere

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Abbiamo tutti, o quasi tutti, una certa resistenza verso il cambiamento.
Questo perché cambiare implica fare i conti con diversi aspetti della realtà. 
Due, in particolare, ci destabilizzano. 

Il primo è senza dubbio l’incertezza, che il cambiamento sia di tipo proattivo o reattivo, comunque il risultato che ne scaturirà non possiamo conoscerlo al 100% e questo genera stress e paura. Spesso, troppo spesso infatti, scegliamo di restare fermi anche quando le cose non stanno andando come vorremmo solo perché quello scontento e quei risultati che non ci soddisfano, li conosciamo bene, così bene da credere di averne controllo.

Il secondo aspetto è la consapevolezza, per poter attuare una trasformazione è necessario guardarsi a fondo, capirsi, valutarsi ed essere onesti con sé stessi. E mettersi in discussione o almeno farlo con quelle parti che hanno bisogno di modificarsi.

Per i brand valgono le stesse regole e gli stessi timori.

Anche loro, esattamente come noi, hanno una propria personalità, un proprio carattere e una loro storia. Esattamente come noi, infatti, temono la trasformazione.
Che piaccia o no, è necessario prendere coscienza che il cambiamento è una costante di qualunque percorso perché mutiamo noi e muta la realtà dentro cui siamo immersi.
Il 2020 è stato un severo maestro in questo senso.
Rimanere fermi ad operare sotto l’ombra dell’ostacolo non ci farà proseguire.
Ci serve mutare il nostro ritmo se la musica non è più la stessa.
Ma il cambiamento non si rende necessario solo quando ha uno scopo reattivo, a volte è semplicemente fisiologico. È l’onda da cavalcare. La nostra.

Cambiare, spesso, viene percepito come ristrutturazione radicale, una vera e propria demolizione che rade al suolo anche le fondamenta e che smantella il passato, la propria storia, il proprio percorso. Come se tutto quello che esisteva prima del cambiamento fosse sbagliato e completamente da rifare.
In realtà la trasformazione, almeno per come la vediamo noi, ha ben poco a che fare con la sostituzione di un prima inadatto, ma al contrario è un’evoluzione dell’essenza già esistente.

Un atteggiamento che non rinnega e non ha come meta il passato, ma punta al futuro. 

Esattamente come un percorso di crescita, personale o professionale che sia, dove le esperienze ci formano e gli incontri ci plasmano, portiamo con noi il cambiamento in ogni sua forma. 
Viriamo, impariamo e a volte possiamo anche cambiare completamente idea.
I nostri ruoli si modificano e anche il nostro modo di percepirci. Resistere alla fisiologica mutazione di pensiero e conoscenza blocca la nostra preziosa evoluzione.

Cambiare è vitale

Dentro ognuno di noi abita un giovane timoroso, ma appassionato che ha ancora tutto da imparare e un veterano pieno d’esperienza che offre le sue capacità e cede il passo al nuovo.
Per questo abbiamo abbracciato il cambiamento insieme ai nostri timori, la nostra passione a la nostra esperienza, guardando avanti e sapendo di poterci evolvere ancora.
Perché finché non saremo arrivati avremo ancora strada davanti ai nostri passi.

Ora vogliamo raccontarvi una storia, quella di Walter, un maître esperto che ha fatto gavetta e poi carriera. 
Adesso può insegnare e farsi rubare l’arte dagli occhi curiosi di Luca, un giovane e appassionato cameriere che ha appena cominciato la sua strada.
Il loro cammini si incrociano e non saranno più gli stessi. 
Cambieranno i loro ruoli.
Cambieranno loro.
Walter e Luca potrebbero avere altri mille nomi.
Perché la loro storia è la storia di ognuno di noi.